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Già da giovanissima, Scolastica, seguendo l’esempio del fratello, si era consacrata a Dio con il voto di castità. Più tardi, anche lei fonda un monastero nella zona dove viveva Benedetto con i suoi monaci. Anche Scolastica, come Benedetto, conduceva le sue consorelle sulla strada della santità, con mano sicura, imitando e tenendosi in stretto contatto con il fratello. Il colloquio con lui avveniva solamente una volta all’anno, in una casetta non lontano dal monastero di Benedetto.

Il 7 febbraio del 547 Scolastica con il suo gruppetto di consorelle si presentò all’appuntamento annuale con il fratello. Scrive san Gregorio Magno, al quale dobbiamo le poche notizie su questa santa: “Il colloquio si protrasse per l’intera giornata. Sembrava che Scolastica bevesse fuoco dalle labbra del fratello, più Benedetto diceva su Dio e sul suo bel paradiso, e più nel cuore della sorella cresceva il fuoco del divino amore”. Ma anche le cose più belle finiscono. E così finì anche il colloquio tra i due. Dopo la cena, Benedetto voleva congedarsi, ma Scolastica lo supplicò dicendo: “Ti prego, non lasciarmi sola questa notte: continua piuttosto a parlarmi della vita che non ha termine, sin tanto che spunti l’alba, ed io, dopo la Messa e la comunione santa, possa ritornarmene alla mia cella”. Benedetto rifiutò energicamente: “Che dici sorella, a me non è permesso trascorrere la notte fuori dalla mia cella”.

Scolastica capì che era inutile insistere; non ci sarebbero stati argomenti umani sufficienti a convincerlo. Allora si rivolse a Chi poteva capirla meglio. Reclinò il capo tra le mani e pregò. Fuori scoppiò il finimondo: una vera tempesta di vento e di acqua fece tremare la casetta dove stavano. E Scolastica con santo umorismo: “Ed ora fratello, ritorna pure, se tu credi, al tuo cenobio, e lascia me qui sola per questa notte”. Al rimprovero del fratello per quella tempesta, Scolastica replicò: “Ecco, io ti ho supplicato e tu non hai voluto ascoltarmi. Allora ho rivolto le mie istanze al Signore, ed egli, meno rigido di te, mi ha esaudito”.

Un rimprovero dolce, ma sempre un rimprovero alla esagerata rigidità di Benedetto. Da notare che questi è rimasto famoso anche per la sua dolcezza, il suo equilibrio e la comprensione verso tutti. Anche la disciplina più santa e più rigida qualche volta deve contemplare qualche eccezione, specialmente se non è per cose che banalizzano il nostro spirito. Interessante il commento che il grande Gregorio, monaco benedettino anche lui e papa, fa dopo aver raccontato questo episodio: “Scolastica fu più potente, perché era stata più forte nell’amore”.

E, lo sappiamo, la santità è direttamente proporzionale alla propria fede. Non c’è niente da aggiungere: almeno in questo episodio Scolastica aveva vinto la sfida della fede con il celebre fratello. Questo fu l’ultimo colloquio tra i due. La gioia e la nostalgia del paradiso, risvegliata e rafforzata dalle sante parole di Benedetto, furono così grandi e così forti che soli tre giorni dopo il cuore di Scolastica cessò di battere su questa terra, e cominciò a battere in paradiso per Dio.

Si narra anche che Benedetto vide l’anima della sorella salire al cielo leggera come una colomba, verso Dio, al quale aveva sempre anelato fin da piccola, quando si era consacrata interamente e per sempre a Lui. Correva l’anno 542.

Fonte da MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Editrice Elledici, Torino