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La Battaglia Decisiva

Il Rosario Perpetuo

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  L’istituzione del  Rosario  Perpetuo  risale  alla  prima  metà  del  secolo  decimosettimo,  e  più  precisamente circa  l’anno  1635.

E’ al Ven.le  Timoteo Ricci, celeberrimo  predicatore  del   secolo  XVII,  cui  va  il  merito  di aver  rilanciato  con  successo  la  devozione  del  santo  Rosario,  e  di  aver  iniziato  la  pia  pratica  del  “Rosario  Perpetuo”.

Lo zelo  apostolico  del  P.  Timoteo  si  sollevò  con  forza  contro  quella  follia  umana della sua città  che  cercava  nell’ubriacatura  dei  sensi  un  rimedio  all’imperversare  del  male.

Con l’aiuto  di  anime  fedeli  a  Dio,  egli  decise  di  opporre  a  tale  scandalo  l’argine  del  Santo  Rosario,  recitato  in  una  maniera  continuativa  a  nome  dell’intera  città.  E  poiché  allora  le  riunioni  erano  proibite,  per  non  moltiplicare  i  focolari  del  contagio   della  pestilenza  che  in  quel  periodo  aumentava  sempre  di  più,   i  devoti  di  Maria  furono  chiamati  a  dividersi  tra  loro  tutte  le  ore  del    giorno  e  della  notte.  Essi  ben  presto  composero  come  un  immenso  esercito,  in  cui  ciascun  soldato,  come  una  sentinella  vigilante,  combatteva  separatamente  contro  i  demoni  per  la  salvezza  di  tutti.

Questa devozione, che  poi  divenne  celebre,  si  propagò  in  breve  tempo  in  tutto  il  mondo  con  una  rapidità  sorprendente.  Allora  alla  porta  di  ciascuno  dei  conventi domenicani il  frate  portinaio  teneva  a  disposizione  del  popolo  la   Bussola  dell’Ora  perpetua  del  Rosario. La  bussola  o  cassetta  di  legno  conteneva  8760   biglietti  corrispondenti    a    tutte  le  ore  dell’anno.  In  ogni  biglietto  era  scritto  il  giorno  e  l’ora.  Nel  retro  si  leggeva  la  serie  dei  misteri  del  Rosario  con  alcune  pie  considerazioni  sulle  intenzioni.  Quando   qualcuno  si  presentava  per  aggregarsi  alla  santa  milizia,  gli  veniva  presentata  la  bussola.

Egli tirava  a  sorte  uno  dei  biglietti  e  prendeva  come  dalla  mano  del  Signore  l’ora  del  giorno  o  della  notte  che  il  Maestro  gli  aveva  preparato.  In  tal  modo  tutte  le  ore  erano  impegnate. Alle  persone  che  non  potevano  accettare  l’ora  sorteggiata  era  consentito  di  riportare  il  proprio  biglietto.  E  il  biglietto    così  rifiutato  era  rimesso nella  bussola.  Il  P.  Timoteo  non  iniziava  mai  una  nuova  serie  delle  ore  e  dell’annata,  fino  a  che  la  prima  non  era  completamente  esaurita.  In  poco  tempo  a  Bologna  la  bussola  fu  rinnovata    sedici  volte.   Il  che  portava  a  circa  140.000   i  soldati  di  questo  grande  esercito  della  preghiera  perpetua.

Questa organizzazione  così  semplice  e  la  bellezza  di  tale  devozione  così  improntata  alla  più  eccellente  carità  ottenne  fin  dal  principio  un  meraviglioso  successo.  Il  Papa  Urbano  VIII,  il  quale  più  volte  aveva  avuto  occasione  di  apprezzare  lo  zelo  del  P. Timoteo,  volle  dare  l’esempio.  Egli  si  fece  portare  in  Vaticano  la  Bussola  che   i  nostri  Padri della  Minerva  avevano  posto  all’entrata  del  doro  convento  a  imitazione    dei  frati  di  Bologna.  Il  Papa  tirò  a  sorte  il  suo  biglietto.  L’ora  che    gli  era  capitata  era  quella  delle  23 (ossia  alle  undici  di  notte)  del  22  Maggio.  Ed  egli  ogni  anno,  fino  alla  sua  morte,  fu  fedele  nell’adempiere  quest’obbligo  volontario.  E  poiché    a  Roma,  più  ancora  che   altrove si  usa  imitare  quello  che  si  compie  in  alto  (Regis  ad  exemplum totus  componitur  orbis),  ben  presto  si  videro  i  cardinali,  i  prelati  della  Curia  Pontificia  e  i  principali  esponenti  della  nobiltà  romana,  non  meno  che  la  gente  del  popolo,  aderire  alla  pia  associazione.  Durante  il  primo  anno che  seguì  l’istituzione  in  Roma  del  Rosario  Perpetuo,  si  distribuirono  in  città  15.000  biglietti.  In  meno  di  due  anni  il    Rosario  Perpetuo  fu  fondato  in  quasi  tutte  le  città  d’Italia.  A  Modena  se  ne  distribuirono   5.000, a  Reggio  e  a  Piacenza  3.000,  a  Firenze  30.000,  a  Genova  40.000,  a  Napoli  12.000,  e  a  Milano,  dove  la  peste  infieriva  con  più  violenza,  se  ne  distribuirono  fino  a  96.000.

Il servo  di  Dio  conosceva  troppo  bene  la  fragilità  umana  per  non   prevedere  i  mancamenti  di  un  certo  numero  degli  associati.  Egli  non  aveva  difficoltà  ad  ammettere  che  in  mezzo  a  tante  persone  che  abbracciavano  questa  devozione  ci  sarebbero  stati  molti  i  quali,  per  negligenza  o  per  altri  motivi,  non  avrebbero    soddisfatto  il  loro  impegno,  specialmente  nelle  ore  della  notte.  Per  riparare  a  queste  perdite,  egli  stabilì  che  tutte  le  prime  domeniche  del  mese  ci  fosse  nella  chiesa  di  S.  Domenico  un’adunanza  degli  associati  del  Rosario  Perpetuo  per  recitare  insieme  l’intera  corona,  e  per  supplire  così  alle  ore  omesse  durante  il  mese  precedente.  Il  Padre  Ricci  denominava  lo  Squadrone  questa  assemblea,  paragonandola  a  quelle  truppe  di  rinforzo  che  nelle  grandi  battaglie  vengono  in  soccorso  dell’esercito  in  procinto  di  cedere,  e  che  con  il  loro  slancio  decidono  la  vittoria.


Il Rosario Perpetuo nel Secolo Scorso: un esempio

Nel 1946 nel Santuario di Mariazell il cappuccino Petrus Pavlicek, ex prigioniero di guerra, ebbe una voce interiore; da allora girò per la patria per convincere quanti più austriaci possibile a recitare il Rosario per la liberazione dall’Armata Rossa. La sua idea era un Rosario perpetuo: 24 ore su 24 dovevano esserci austriaci che pregavano la Vergine. Portava con sé una statua della Vergine di Fatima donatagli dal vescovo di Leira. Nel ’55, c’erano mezzo milione di austriaci – che erano allora 5 milioni in tutto – che partecipava alla preghiera, nessuna ora del giorno e della notte era senza invocazione a Maria. E nel 1955, fra maggio e ottobre, l’Armata Rossa si ritirò. Spontaneamente e senza un chiaro motivo.  La Mosca sovietica non lasciò mai la presa su nessun altro Paese occupato. Non se n’è andata dalla Polonia, né dalla Romania né dall’Ungheria, né tantomeno dal lacerto di Germania che aveva strappato per sé; ma dall’Austria sì.