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Un Nuovo Catechismo?

La terza lezione dell’undicesima stella si apre con una citazione del catechismo di San Pio X. Poi però vengono esposte nozioni che nel catechismo di Pio X non si trovano, o che sono appena parzialmente accennate. Questa circostanza ci pone di fronte al grave problema dei catechismi.

            Non è da oggi che si discute sul valore dei vari catechismi comunemente usati, a partire da quelli ufficiali della C.E.I. Sappiamo che non mancano sacerdoti e catechisti pieni di zelo che, trovando i testi oggi più diffusi insoddisfacenti, preferiscono ritornare ad usare il catechismo di Pio X, in quanto – dicono – a differenza degli altri, è preciso nelle nozioni e non si perde in infinite divagazioni che finiscono per trascurare i punti essenziali della dottrina cristiana. Contro questa scelta gli oppositori obiettano che il catechismo di Pio X, per quanto venerabile, non possiede, per ovvi motivi cronologici, la ricchezza di dottrina del ConcilioVaticano II e non risponde adeguatamente alle domande e alla sensibilità degli uomini e dei giovani di oggi.

            Senza voler entrare nella disputa, faccio presente che effettivamente il catechismo di Pio X contiene una precisione dottrinale che i testi più recenti spesso non hanno, e che invece dovrebbero cercare di imitare; ma, nello stesso tempo, non si può negare che molti sviluppi dottrinali richiesti dalle nuove esperienze degli ultimi cent’anni nel catechismo di Pio sono ovviamente assenti.

            Ho parlato di “sviluppi dottrinali” e non semplicemente di “situazioni inedite” o di “nuove sfide”. Non si tratta, infatti, come troppo spesso avviene, di inserire nei catechismi recenti il resoconto dei costumi e dei problemi oggi più diffusi e sentiti accompagnato dal tentativo superficiale di dare ad essi una parvenza di interpretazione cristiana. Ciò che si richiede, invece, è di approfondire il pensiero cristiano, confrontato con le nuove situazioni, in modo da renderlo adeguato a rispondere ad esse in continuità con quanto è stato fatto dai grandi santi e dottori della Chiesa di tutti i tempi. Ciò di cui abbiamo bisogno è, dunque, una “teologia rinnovata” – non una “nuova teologia”, se per “nuova” si intende una teologia in cui i santi e i dottori della Chiesa di tutti tempi non si sarebbero più riconosciuti.

            Nella terza lezione ho cercato di spiegare, nel modo più semplice e diretto possibile, i lineamenti di quella che, a mio giudizio, dovrebbe essere questa “rinnovata” teologia, la quale, partendo da un principio fondamentale del catechismo di Pio X, lo sviluppa in direzioni alle quali, al tempo del santo pontefice, non si faceva generalmente attenzione.

            Chi è iscritto alla scuola è invitato, dunque, a studiare con particolare cura la terza lezione, più impegnativa delle precedenti. Le dottrine che vi sono esposte, e che erano già state in parte accennate o presupposte, non sono affatto estranee agli interessi di una famiglia: al contrario, in conformità con ciò che costituisce una delle mie principali convinzioni, è proprio la ritrovata centralità dell’amore sponsale nella vita del mondo a costituire il fondamento per una rinnovata teologia.

            Per chi non è iscritto alla scuola, mi permetto di segnalare il seguente articolo, nel quale, già un po’ di tempo fa, cercavo di delineare un modo di svolgere la teologia più vicino ai recenti sviluppi del pensiero e del sentimento:

https://annalisacolzi.wordpress.com/2013/10/19/se-maria-non-esistesse/?iframe=true&preview=true

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