Conversazioni

don-massimo

La “Biblia pauperum”

Ritornando all’introduzione all’undicesima stella, vorrei invitare a rileggere il secondo tema, che si trova nelle slide 14-18. In esso si ribadisce, e si dimostra con argomenti tratti anche dalla scienza, il ruolo fondamentale dell’infanzia per la formazione umana, ruolo così importante da condizionare tutto il futuro della vita del bambino. Ciò vale anche per la sua vita religiosa.

A questo punto è necessario richiamare un fatto di immensa portata, che purtroppo viene spesso ignorato. Per comprenderlo dobbiamo ricordare la presenza, nella vita bimillenaria della Chiesa, di quella che veniva chiamata la “Biblia pauperum”, cioè la Bibbia dei poveri. Che cosa si intendeva con questa espressione?

Fino a tempi non lontanissimi, non tutti sapevano leggere e nei secoli passati la maggior parte delle persone era analfabeta. Come si trasmetteva, dunque, la fede? Certamente con il catechismo e la predicazione. Ma c’era un metodo complementare all’istruzione catechistica, immensamente efficace, cioè, appunto, la “Biblia pauperum”. Essa consisteva in tutti quei mezzi espressivi che trasmettevano la fede attraverso la vista, l’udito e gli altri sensi e non attraverso concetti puramente intellettuali. Rientrano, dunque, nella “Biblia pauperum” la pittura, la scultura, l’architettura sacra, come anche il canto liturgico, le cerimonie ecclesiastiche, l’acqua benedetta, gli abiti clericali e religiosi, le processioni, le solenni esposizioni del Santissimo Sacramento, pellegrinaggi, i racconti delle vite dei santi, le loro urne e reliquie, la poesia religiosa, liturgica e paraliturgica, latina e vernacola, proverbi e forme linguistiche tradizionali, sacre rappresentazioni e forme teatrali, liriche o letterarie contenenti riferimenti diretti o indiretti alla fede religiosa etc.

Questa tradizionale forma di trasmissione della fede non è affatto tramontata, anche se oggi ha subito, come tante altre cose, danni gravissimi a causa del decadimento generale delle arti belle e del senso estetico. È evidente che specialmente l’infanzia ha bisogno di questi mezzi per la trasmissione della fede. Infatti le facoltà propriamente intellettuali si sviluppano più tardi nel bambino, mentre nei primi anni egli è un po’ come il popolo analfabeta e ha bisogno di mezzi sensibili per assimilare i contenuti della fede. Purtroppo, come è spiegato abbondantemente nell’introduzione all’undicesima stella, oggi la sensibilità del bambino è bombardata da un’infinità di potentissimi messaggi che potremmo definire un’“Anti-Biblia pauperum”. Nulla di strano, perciò, se, quando il bambino giunge al catechismo, è già negativamente condizionato rispetto ai contenuti della fede. Nella conversazione precedente abbiamo detto che «come il tempio ha un vestibolo, il sacerdote deve avere un precursore». Ma troppo spesso oggi il sacerdote o il catechista, anziché avere un precursore, ha un “anti-precursore”!

Si comprende, dunque, quale grande impegno si richiede dai genitori perché il bambino da una parte sia protetto dai messaggi negativi che gli giungono precocemente da ogni parte, e dall’altro sia messo in condizione di recepire quelle intuizioni che soltanto una “Biblia pauperum” ricca di suggestione e di fascino gli può trasmettere.

A questo scopo tutte le dodici stelle devono collaborare, ma nell’undicesima stella sono stati offetri molti spunti e sono stati messi a disposizione abbondanti materiali per aiutare i genitori a creare un’efficace “Biblia pauperum” per i loro figli.

Ciò non esclude minimamente la necessità di una formazione più propriamente intellettuale sulla fede e sulla sua trasmissione. Le due cose, infatti, si condizionano a vicenda.

Nei successivi documenti che andremo ad esaminare, dunque, vedremo presenti, volta per volta, sia la dimensione intellettuale, sia quella più propriamente emotiva ed esperienziale della religione.

Appuntamento alla prossima conversazione!

Post Scriptum

Se vuoi saperne di più visita la pagina la Regola di San Benedetto per Famiglie!

RB_Famiglie