Conversazioni

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Continuazione della precedente. Una sorpresa e un appello

         Mentre, ripensando alla conversazione precedente, progettavo quella che doveva seguirla, mi è capitato di rileggere un testo scritto qualche anno fa che avevo completamente dimenticato. Lo riporto qui di seguito, e potete ben immaginare quanto le parole di Lacordaire mi abbiano colpito:

 Come in passato nella Chiesa sono state create scuole per i poveri, per i giovani, per le ragazze, per gli operai etc., così è giunta l’ora di creare una nuova scuola: una scuola per le famiglie. Essa non sarà una scuola di sola istruzione mentale, ma sarà la “scuola della vita”.

Proponiamo ora la lettura di questa eccezionale pagina di H.D. Lacordaire (1802-1861), restauratore dell’Ordine Domenicano in Francia:

(Dal Panegirico del Beato Pietro Fourier di Henri-Dominique Lacordaire)

A volte però succedeva che Fourier non poteva vincere il dolore di sentire accanto a sé un’anima perduta (…) Cercando le cause di questo indurimento dei cuori, Fourier rifece tutto il cammino dell’uomo e venne ad imbattersi alla soglia stessa della vita, quando il bambino si conosce appena, e tuttavia già assorbe dal seno di sua madre germi di salvezza o di traviamento. Egli vide assai presto il bambino abbandonato al caso, l’ozio, il gioco, gli incontri, agire su queste fragili nature e imprimere in esse lezioni nefaste; comprese che Dio giungeva troppo tardi all’uomo e che come il tempio ha un vestibolo, il sacerdote doveva avere un precursore. La Chiesa, senza dubbio, non aveva prima di lui ignorato l’importanza delle scuole; ma se nelle sue cattedrali e nei suoi chiostri, più tardi nelle università, ella aveva magnificamente provveduto all’educazione delle generazioni, questo beneficio non si era esteso al popolo delle campagne con la stessa provvidenza e tempestività. Le ragazze, soprattutto, sembravano abbandonate in balia della loro giovane età, come se la madre da sola, la madre povera e ignorante, potesse ottemperare al grande compito di preparare donne cristiane per la vita del mondo e per la vita di Dio. Fourier risolse di ovviare, nella sua parrocchia, a questo difetto delle istituzioni pubbliche quali erano allora, e, poiché l’anima dei santi è feconda di santi, egli incontrò molto presto delle giovani devote della sua parrocchia che fecero proprio il suo progetto e si impegnarono a metterlo in pratica. Così ebbe inizio la Congregazione di Notre-Dame, destinata all’inizio ai bambini di un villaggio, e che poi, con la benedizione di Dio e sotto l’occhio di Fourier, si diffuse in Lorena, in Germania e in quasi tutta la cristianità, dove essa possiede ancora oggi case fiorenti.

Diversi elementi di questo testo straordinario meritano attenzione:

  1. Per prima cosa, perfettamente in linea con quanto avevo osservato nella precedente conversazione, Lacordaire sottolinea, da par suo, il ruolo insostituibile dell’infanzia nella formazione umana.
  2. Nello stesso tempo vede con lucidità i pericoli che da sempre la insidiano – e che ora hanno trovato nuovi e più efficaci strumenti per agire negativamente sul bambino.
  3. Poste queste premesse, egli mette in perfetta luce il ruolo “apostolico” dei genitori, e soprattutto della madre: Fourier «comprese che Dio giungeva troppo tardi all’uomo e che come il tempio ha un vestibolo, il sacerdote doveva avere un precursore».
  4. Da ciò la necessità che alle (future) madri sia data l’opportunità di divenire capaci di un compito così alto e fondamentale. Per questo il Beato Fourier osservava che non esistevano scuole adeguate, soprattutto nelle campagne, e che perciò le ragazze erano «abbandonate in balia della loro giovane età, come se la madre da sola, la madre povera e ignorante, potesse ottemperare al grande compito di preparare donne cristiane per la vita del mondo e per la vita di Dio». Oggi le donne, anche di campagna, per lo più non sono più “povere e ignoranti”, ma mi si permetta di dire che, non solo in campagna, lo sono – come gli uomini – riguardo a ciò che più conta, riguardo, cioè, ad essere “vestibolo al tempio e precursori al sacerdote”.
  5. Per questo si ribadisce l’importanza di questa nuova scuola, diversa da quella della Congregazione di Notre-Dame, perché rispondente alle nuove esigenze di oggi, ma non meno di quella – possiamo sperare – ispirata dallo Spirito Santo.
  6. Sebbene qui non ci sia nessun santo, non ci ispirano e non risvegliano in noi qualche cosa le parole di Lacordaire?

«Poiché l’anima dei santi è feconda di santi, egli incontrò molto presto delle giovani devote della sua parrocchia che fecero proprio il suo progetto e si impegnarono a metterlo in pratica».

La prossima volta riprenderemo il discorso, dal quale abbiamo un po’ deviato.

Arrivederci alla prossima conversazione!

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