don-massimo

La corona di dodici stelle

Terza conversazione

Un primo approccio all’introduzione dell’undicesima stella

Il primo documento dell’undicesima stella che vi invito a studiare è ovviamente l’introduzione. Come potete vedere, essa esordisce con questa affermazione:

«Missione primaria e altissima della famiglia è la trasmissione delle tradizioni morali e religiose alle nuove generazioni. Per questo è opportuno impostare l’intero insegnamento sulla formazione religiosa a partire dal problema, oggi cruciale, dell’educazione morale e religiosa dei figli».

Si potrebbe obiettare: ma prima dobbiamo essere formati noi genitori, nella religione, per poterla poi trasmettere ai figli!

Questo è senz’altro giusto, ma c’è una cosa da osservare: la formazione religiosa di ogni persona incomincia fin dalla nascita, anzi, ancora prima, nel periodo della gestazione – e, possiamo dire, persino nella stessa esperienza delle precedenti generazioni. Dunque, per acquisire una formazione religiosa adeguata i genitori stessi devono fare, per così dire, un passo indietro e ripensare la propria vita fin dall’infanzia ed oltre.

In questo senso l’introduzione, mentre da una parte mette in guardia contro i pericoli per il sano sviluppo dei bambini presenti in una società iper-tecnologica e in profonda crisi morale, nello stesso tempo fornisce molti insegnamenti fondamentali sull’insostituibile ruolo dell’infanzia e dell’adolescenza nel processo di apertura della coscienza umana al mondo e a tutte le sue dimensioni, compresa la dimensione religiosa. Una lettura attenta del testo, infatti, mostra quanto siano preziosi i primi anni di vita e come proprio in essi si stabiliscano i rapporti fondamentali con se stessi, con il mondo naturale e umano e con il mondo divino che poi ci accompagneranno per tutta la vita.

Dunque la insistita messa in guardia contro i pericoli di un precoce approccio al mondo virtuale e di una diffusa trascuratezza nella cura dell’infanzia da parte di genitori eccessivamente impegnati in ruoli professionali non è che una riprova in negativo della meravigliosa realtà positiva dell’irrefrenabile ricchezza di vita che sgorga dalle giovani pianticelle che si affacciano nel mondo piene di gioiosi presentimenti.

Purtroppo molto spesso le delusioni che accompagnano la successiva esperienza della vita adulta finiscono per estinguere persino il ricordo delle affascinanti aspettative dell’infanzia e della prima adolescenza. Ma, tuttavia, rimane in tutti una sorta di nascosta nostalgia di quei primi anni di esistenza, in cui si è vissuti con un’intensità che non ritornerà più in seguito.

Non dobbiamo soffocare questa sana nostalgia! Il tempo trascorso dei primi anni di vita non è passato invano: essi ci appartengono sempre, e tutte le profonde impressioni e direzioni che di volta in volta segnano la nostra vita, sempre si nutrono di un ritorno alla radice che ne ha posto le premesse nel periodo della nostra prima crescita.

Ciò vale anche e in primo luogo per le esperienze su cui si fonda il senso religioso della vita. Dobbiamo, infatti, ricordare che tutti i concetti che esprimono la fede religiosa si nutrono di contenuti di esperienza a cui sempre fanno riferimento.

Per fare un solo esempio, dire che Dio è Padre senza far riferimento all’esperienza di chi ci è stato padre nella nostra vita umana, significherebbe usare una formula senza contenuto. Così sarebbe una vana formula affermare: «Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra» senza richiamare quel senso di meraviglia di fronte alla natura e al mondo creato che sgorga spontaneamente in ogni sana vita infantile.

L’invito, dunque, che facciamo in questa conversazione è di leggere l’introduzione all’undicesima stella non mettendo al primo posto la preoccupazione per i pericoli attuali che insidiano l’infanzia o l’ansia per i propri figli, ma ripensando per prima cosa a se stessi e alla propria infanzia in termini positivi. Quali sono state le esperienze più belle e quelle che hanno maggiormente arricchito il mio senso religioso della vita? Quando per la prima volta ho sentito la realtà di Dio e la bellezza dei misteri di Cristo e della santità cristiana?

In questo senso invitiamo a leggere e a meditare soprattutto il “Quinto tema”, contenuto nelle slide 25-36. In questa sezione sono riportate alcune bellissime pagine di Alphonse Gratry, sacerdote e filosofo francese del XIX secolo, in cui risuona meravigliosamente la freschezza delle intuizioni religiose infantili dell’autore e la cui lettura aiuterà anche noi a risvegliare quei misteriosi impulsi della nostra prima età che rimangono un segreto tra noi e Dio, ma che non hanno mai cessato di ispirare silenziosamente la nostra vita.

Appuntamento alla prossima Conversazione!

Conversazioni

RF_bn1