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La corona di dodici stelle

Prima conversazione

Considerazioni introduttive e guida all’uso dei materiali messi a disposizione con particolare riferimento all’Undicesima Stella:

“La formazione religiosa e la trasmissione della fede ai piccoli”

 

Presentazione 

L’8 dicembre 2015 è stata inaugurata, presso il sito internet dell’Abbazia di Farfa, la scuola online “La corona di dodici stelle” – vedi la relativa informazione tramite questo link (QUI).

L’iniziativa nasce dalla necessità di sostenere da vicino le famiglie che intendono adottare il progetto illustrato nel volumetto “San Benedetto e la vita familiare”, di Don Massimo Lapponi (Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2009). Questo progetto propone alle famiglie di adottare, con opportuni adattamenti, la Regola di San Benedetto e la tradizione benedettina per organizzare cristianamente la vita familiare di tutti i giorni.

Negli incontri e nei campi scuola che sono stati fatti con le famiglie interessate dopo la pubblicazione del volume, si è vista l’esigenza di dare alle famiglie un aiuto più sostanzioso. Infatti il progetto prevede un grande impegno in svariati campi, quali il lavoro domestico, la decorazione artistica della casa, la musica e il canto, la lettura, l’approfondimento e la trasmissione della fede, la carità e la solidarietà sociale etc. Ora, per poter comunicare alle famiglie tutte le relative competenze, è assolutamente necessaria una scuola. Così, dopo un periodo di riflessione, si è giunti alla conclusione che la cosa migliore fosse di creare una scuola online, a cui tutti potessero accedere con facilità da qualsiasi luogo, senza dover uscire di casa.

Quando poi si è steso l’elenco delle materie che si ritengono indispensabili per il nostro progetto, è risultato che esse sono dodici. Da qui l’idea di chiamare la nostra scuola “La corona di dodici stelle”: essa perciò fin dall’inizio si trova sotto la protezione di Maria.

Il successivo lavoro di realizzazione dell’iniziativa è stato di mettere a disposizione degli usufruitori della scuola una notevole quantità di istruzioni e di materiali di grande utilità per la vita familiare. In questa fase iniziale è stato possibile sviluppare soltanto un certo numero di stelle, mentre per le altre si spera di provvedere al più presto.

Ma ecco ora sorgere un’altra esigenza: i materiali delle stelle già sviluppate sono abbondanti, ma è evidente che non tutti gli iscritti alla scuola sono in grado di orientarsi tra le molte sollecitazioni offerte. In particolare, l’undicesima stella, essendo in qualche modo quella a cui tutte fanno riferimento, è stata arricchita di molte istruzioni e di molti allegati, che riteniamo preziosi, ma che possono creare un certo disorientamento. Da qui la necessità di offrire agli iscritti una guida orientativa.

Perciò, a partire da questa prima conversazione, si proporrà agli iscritti, e a quanti sono interessati a meglio conoscere questa iniziativa, un percorso di studio e di approfondimento dei documenti messi a disposizione nell’undicesima stella – per le altre stelle i rispettivi docenti faranno, appena possibile, qualche cosa di analogo. Si proporrà, cioè, ogni settimana la riflessione su un documento, tra quelli messi a disposizione, seguendo un determinato ordine didattico, e si chiederà, poi, ai partecipanti alla conversazione, di comunicare, con messaggi inviati all’indirizzo email della scuola – masterfarfafamiglia@gmail.com – quanto essi hanno compreso delle riflessioni proposte e quali eventuali chiarimenti ritengono necessari. Si risponderà loro personalmente e privatamente.

Alla conversazione possono partecipare anche quanti, pur non essendo ancora iscritti alla scuola, sono interessati agli argomenti trattati. Per questo nelle conversazioni si cercherà di illustrare i vari argomenti in modo comprensibile anche a chi non può ancora accedere ai relativi documenti.

Le spiegazioni illustrative, come la presente, con le quali si introdurranno le conversazioni, saranno inviate via email agli iscritti alla scuola e si pubblicheranno sul sito dell’Abbazia di Farfa, su quello del Monastero delle Benedettine di Fano e su altri siti monastici e parrocchiali e di varie associazioni religiose e familiari.

 

Alcune considerazioni introduttive

 In questa prima conversazione mi limito a ricordare le ragioni per cui l’insegnamento di San Benedetto e della tradizione benedettina appaiono oggi singolarmente attuali, soprattutto per le famiglie.

La Regola di San Benedetto ha due caratteristiche: per prima cosa non si rivolge ad una persona, ma ad una comunità, per insegnare ai suoi componenti come si vive cristianamente insieme; in secondo luogo essa non vuole trasmettere cognizioni scientifiche, ma vuole insegnare come concretamente si devono impiegare, alla luce della sapienza cristiana, i vari momenti della giornata. Perciò essa insegna a che ora ci si alza, a che ora si va a riposare, cosa fare appena alzati, cosa fare prima del riposo, come si organizzano la preghiera, il lavoro e la lettura, come si devono svolgere i pasti comuni, come si parla, come si dialoga nei momenti di incontro comunitario, come si usano gli oggetti, come ci si veste, con quale spirito si affrontano gli impegni e le difficoltà quotidiane etc.

Potrebbero sembrare insegnamenti superflui, che si perdono in particolari che già tutti sappiamo. Ma non è affatto così. In realtà in tutte queste cose le famiglie di oggi sono molto impreparate, e l’andazzo che è quasi universalmente invalso nella loro vita quotidiana mostra un’inquietante tendenza ad un sempre più grave e diffuso disordine autodistruttivo.

 

La scuola del mondo e la scuola di San Benedetto

Il giovane Benedetto, giunto a Roma dalla nativa Norcia per dedicarsi agli studi superiori, fuggì dalla Città Eterna dopo aver visto che, allora come oggi, i centri di studi superiori – non diversamente dalle nostre università – erano nello stesso tempo i maggiori centri di corruzione della gioventù. A cosa servono – si chiese il giovane Benedetto – quegli studi superiori, se non sanno insegnare ai giovani studenti a vivere bene e a non sciupare gli anni preziosi di preparazione alla vita dietro i vizi della carne e dell’intemperanza?

Così, «coscientemente privo di scienza e sapientemente privo di dottrina» – come scrive il suo biografo San Gregorio Magno – egli fuggì da Roma e dalle sue scuole e si ritirò per due anni nella solitudine dello Speco di Subiaco.

In quei due anni di preghiera e di solitudine il Signore lo illuminò e, quando finalmente uscì dal suo isolamento per compiere la sua missione, egli fu condotto dalla provvidenza divina per prima cosa a formare comunità di monaci e poi a scrivere per loro una Regola, nella quale il santo afferma di voler creare un «scuola del servizio divino».

Dunque, fuggito dalla inefficace scuola del mondo, San Benedetto vuole fondare una nuova scuola, una scuola diversa, che non insegni per prima cosa le scienze, ma che insegni soprattutto a vivere bene. E bisogna sottolinearlo: a vivere bene insieme. Infatti nessuno vive da solo, e soltanto se tutta la comunità di cui fa parte vive secondo un progetto e un programma orientati al bene, ogni singolo componente potrà vivere bene senza trovare ostacoli ad ogni momento.

Cosa di più utile per le famiglie di oggi di un programma di vita quotidiana che metta tutti in grado di aiutarsi l’un l’altro a vivere bene? Non è questo programma, e la scuola che insegna a realizzarlo, più importante, per la sua efficacia sulla vita concreta di tutti i giorni, dell’insegnamento delle università? E badate che l’impegno di studio non è da meno!

 

La vita monastica e la vita familiare sono così lontane tra loro?

Ma – si dirà – la vita religiosa si fonda sulla rinuncia a quei beni che costituiscono gli aspetti più essenziali della vita familiare e umana. Come, dunque, si può adattare una regola scritta per la vita religiosa alla vita familiare?

In realtà i voti di castità, povertà e obbedienza indicano a tutti quali siano i più grandi pericoli che sgorgano per tutti gli esseri umani dai doni più alti conferiti loro dal Creatore – l’amore, il possesso, la libertà – quando vi si introduce l’avidità smodata. Proprio dall’abuso di questi doni deriva la rovina delle famiglie e delle nazioni. Per questo, se pure i membri delle famiglie umane non sono tenuti alla rinuncia radicale a quei beni, essi devono tuttavia aspirare ad una continua purificazione interiore, affinché l’eccesso non si introduca nella loro vita e non porti in essa la rovina spirituale e materiale. Ora niente come l’esempio luminoso della rinuncia monastica – rinuncia che in realtà significa elevazione dell’anima fino alla sorgente sovraterrena dei doni di Dio – e della purificazione e della libertà interiore che ne derivano, contribuisce a sviluppare nelle famiglie quell’armonioso equilibrio e quella gioiosa moderazione nell’uso dei beni terreni, nella luce dei beni eterni, che costituisce il fondamento della vera felicità, della pace, della carità e della concordia tra gli uomini.

Conversazioni

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