Quindicesima conversazione

Il ruolo della preghiera e dell’ispirazione religiosa nella vita quotidiana

di Don Massimo Lapponi O.S.B.

 

Il modo migliore per introdurre alla lezione sulla preghiera liturgica familiare anche chi non è iscritto alla scuola è di proporre la meditazione del seguente articolo e delle successive annotazioni. L’uno e le altre si trovano all’inizio dello stesso testo della lezione. Per chi è iscritto si tratta, apparentemente, soltanto di una ripetizione, ma in realtà questo è un modo per attirare l’attenzione su alcune considerazioni fondamentali che potrebbero facilmente sfuggire.

 Marta, Maria e San Benedetto 

Marta è presa dai molti lavori e non si rende conto che sta dimenticando la sola cosa necessaria, cioè il vero scopo della vita. Infatti lo scopo della vita non è questo o quel lavoro: è anzi il servizio alla vita che dà al lavoro il suo vero senso.

Spesso siamo così presi dal nostro lavoro che dimentichiamo per che cosa stiamo lavorando. Siamo ansiosi di finire ciò che stiamo facendo – la riparazione di uno strumento, il lavaggio di un’automobile, la compilazione di un documento etc. – e non abbiamo occhi per il bambino che, nella stanza accanto, rischia di danneggiarsi con un pericoloso gioco elettronico, o per la madre che sta aspettando che ci uniamo alla preghiera prima del pranzo.

Siamo soddisfatti quando abbiamo finito il nostro lavoro, e non ci rendiamo conto che quel lavoro significa ben poco per noi e per gli altri, mentre abbiamo trascurato di porre attenzione ai nodi cruciali della nostra vita. E spesso facciamo un analogo errore quando prendiamo le nostre più importanti decisioni e impegni in campo formativo e professionale senza minimamente mettere in conto il nostro vero fine e il nostro eterno destino.

Durante il giorno siamo così affascinati dalla luce del sole, da dimenticare completamente che la terra non è che un minuscolo punto in un immenso universo di stelle. Addirittura, siamo così affascinati dalla nostra ristretta visione delle cose, da immaginarci che il mondo intero sia concentrato in quella scrivania, in quel tubo dell’acqua, in quello strumento, in quel negozio, in quel foglio di carta che ci occupa per tante ore.

E così dimentichiamo non solo Cristo che ci sta parlando, ma anche il nostro prossimo che aspetta, soffre, ama.

Quando viene la notte, se abbiamo la buona volontà di guardare il cielo, possiamo finalmente ricordarci che questo nostro mondo non è in realtà che un punto in un oceano di stelle. Così il nostro lavoro non dovrebbe essere che un umile sevizio a Dio che ci ama e ai nostri fratelli e sorelle che ci circondano come le stelle del firmamento. Ma per non dimenticarcene, dobbiamo eliminare una buona volta il culto del lavoro per se stesso. Il nostro culto deve essere riservato a Dio soltanto, e sempre soltanto dall’amore a Dio e al prossimo dobbiamo trarre ispirazione e motivazione per il nostro lavoro quotidiano, come per la nostra formazione e professione.

“Ora et labora”, “prega e lavora”, significa che la preghiera deve essere sempre presente, prima e durante il lavoro: essa deve ispirare tutte le nostre azioni.

Perciò San Benedetto organizza la giornata di una famiglia cristiana esigendo la stretta osservanza degli orari di preghiera: mattina presto, prima dei pasti, sera. E la preghiera deve essere preparata ed eseguita nel modo migliore: scelta dei testi, recitazione, canto, tutto deve essere fatto in modo da “edificare”, cioè da impressionare profondamente i membri della famiglia per l’intera giornata. Per questo i monaci, attraverso i secoli, hanno arricchito la preghiera con la poesia, il canto, gli edifici di culto, i dipinti, gli intagli etc. I membri della famiglia non devono mai dimenticare che c’è un universo di stelle, e cioè Dio che ci ama e i nostri fratelli e sorelle che ci circondano e richiedono il nostro servizio di amore.

E i nostri impegni quotidiani, come la nostra professione, non saranno eseguiti in modo tanto più perfetto quando sono ispirati dalla luce del cielo?

A quanto detto in questo articolo, bisogna aggiungere che gli interessi terreni e mondani hanno una grandissima forza di attrazione, tanto più oggi che vi sono mezzi potentissimi di propaganda e di suggestione, cosicché è del tutto normale che tutti noi siamo completamente distratti e allontanati dal pensiero della presenza di Dio e delle realtà della fede – e non solo della fede in senso stretto, ma anche di tutti quei valori umani che alla fede si riferiscono, come il rispetto per le persone e la vera e profonda carità in tutti i suoi aspetti.

Il continuo martellamento di pubblicità volgari e di stimoli materiali e sensuali, con la massima facilità spengono nella nostra sensibilità ogni senso di spiritualità e di vera umanità.

A contrastare questa deriva, oggi così enormemente diffusa, non basta un’istruzione catechistica teorica, né una preghiera ristretta o ristrettissima e detta con fretta e senza un vero coinvolgimento. E’ necessario, invece, creare una sollecitazione emotiva molto forte, la quale ci richiami, con il fascino dell’ispirazione e della bellezza religiosa, umana e poetica, ad una dimensione superiore del sentimento, tale da rinvigorire anche la consapevolezza delle realtà umane che ci circondano e che l’istruzione religiosa ha la missione di illuminare.