Conversazioni su una Regola Familiare /33

di Don Massimo Lapponi O.S.B.

La missione di San Benedetto per il mondo di oggi e il rinnovamento della vita monastica (2)

Da quanto detto finora, appare ormai chiaramente che il rinnovamento di cui si parla consiste nell’impegno, da parte dei monasteri, a rendere fruibile per il maggior numero possibile di persone e di famiglie il “pane spirituale di San Benedetto”. È ovvio che per far questo i monasteri non solo non devono affatto rinunciare alla loro vita in qualche modo separata, ma, al contrario, devono impegnarsi a renderla sempre più conforme all’insegnamento di San Benedetto. Come potrebbero, infatti, trasmettere questo insegnamento se per primi non lo mettessero in pratica?

In qual modo, dunque, i monasteri potrebbero trasmettere il “pane spirituale di San Benedetto” alle famiglie, ai sacerdoti, ai consacrati e a tutte le persone interessate al vero benessere della famiglie e della società? Possiamo suggerire tre canali di trasmissione, due dei quali sono, in realtà, elementi fondamentali della tradizione monastica, che andrebbero ripensati e rinnovati:

1. l’ospitalità
2. la scuola
3. i moderni mezzi di comunicazione

Che l’ospitalità sia una caratteristica dei monasteri benedettini, dovrebbe essere ovvio. San Benedetto vi dedica un capitolo apposito, il LIII, e afferma che gli ospiti «non mancano mai in monastero». Anche se storicamente non sempre questo aspetto della Regola è stato osservato o sufficientemente valorizzato, oggi esso è sempre maggiormente diffuso. Si tratta, dunque, di conferire a questo servizio, tra le altre cose e al di sopra delle altre cose, la funzione di tramite per trasmettere agli ospiti, e soprattutto alle famiglie, ai sacerdoti e ai consacrati, gli insegnamenti e i mezzi per realizzare una vita familiare sana e felice, secondo lo spirito della Regola.

In questo le stesse indicazioni date da San Benedetto nel capitolo sull’ospitalità possono essere preziose. Ad esempio, è bene che, come dice il santo, l’abate incarichi in particolare uno o più monaci di occuparsi direttamente degli ospiti, mentre gli altri membri della comunità, se non sono chiamati a dare istruzioni particolari, dovrebbero tenersi in disparte. E non si creda che ciò sia in contrasto con la missione di rendersi utili agli ospiti del monastero. Un esempio lo dimostrerà.

Un giorno erano ospiti del monastero di Farfa, dove vivono la comunità benedettina e la comunità delle suore brigidine, che si occupano della foresteria, un gruppo di giovani per un ritiro di discernimento vocazionale. Si era tenuto un incontro, nella foresteria, con colloqui e testimonianze. Dopo l’incontro una delle ragazze presenti disse che la cosa che l’aveva più impressionata era stata una suora brigidina la quale, rinunciando a partecipare all’incontro, si era intrattenuta per tutto il tempo con un’anziana signora piuttosto malandata per assisterla e farle compagnia. L’episodio dimostra quanto l’esempio sia più importante delle istruzioni e dei colloqui. E ciò vale per ogni aspetto della vita religiosa e familiare. Così, ad esempio, sarà certamente utile spiegare agli ospiti l’importanza di una bella preghiera liturgica, da realizzare anche in famiglia, ma è ancora più efficace che essi vedano concretamente una liturgia realizzata con decoro e con devozione dalla comunità monastica.

Posto questo principio, i monasteri dovrebbero organizzare i momenti di residenza delle persone o delle famiglie ospitate in modo da svolgere un programma continuato di istruzione e di sostegno per l’applicazione degli insegnamenti della Regola nella vita familiare.

In questa stessa strategia si inserisce il discorso sulla scuola – anch’essa da secoli sempre presente nella tradizione benedettina. Si tratta, infatti, di promuovere una riforma sostanziale della scuola, dei suoi fini e dei suoi metodi, come già è stato spiegato. Ciò può essere fatto direttamente, se il monastero ha una scuola sua, ovvero indirettamente, soprattutto attraverso rapporti costruttivi che i monasteri potrebbero o dovrebbero avere con la scuola parentale.

Non parliamo ora della scuola pubblica, che, ovviamente, rappresenta un problema enormemente complesso.

Quanto ai mezzi di comunicazione, essi certamente costituiscono un’opportunità in qualche modo inedita di influenzare le famiglie a largo raggio, senza infrangere le regole della separazione dal mondo e della clausura. Storicamente anche questo aspetto non manca di precedenti. Basta ricordare l’importantissima opera editoriale dei benedettini della Congregazione di San Mauro in Francia, i quali, nei secoli XVII e XVIII, pubblicarono edizioni critiche dei Padri della Chiesa che si diffusero in tutta Europa e che ancora oggi costituiscono una fonte preziosa per gli studi patristici.

Ma, ovviamente, i mezzi moderni offrono opportunità immensamente più ampie rispetto alla stampa tradizionale, e di queste opportunità, come purtroppo approfittano largamente i seminatori del vizio, così dovrebbero approfittare quanti – e soprattutto i monasteri – intendono, invece, preservare dal vizio le famiglie, così insidiate e così poco protette.

La nostra scuola online “La corona di dodici stelle” potrebbe offrire un modello di come sia possibile usare i mezzi di comunicazione moderni per arricchire a largo raggio le famiglie del “pane spirituale di San Benedetto”. Ma si tratta di un’opportunità che potrebbe essere immensamente valorizzata, soprattutto se ben coordinata con l’attività svolta tramite l’ospitalità e la scuola.

Una comunità benedettina che abbracciasse questo programma nei tre aspetti proposti potrebbe dedicare ad essi una parte cospicua della propria operosità quotidiana, senza in alcun modo infrangere le esigenze della separazione dal mondo e della clausura. Ciò permetterebbe di valorizzare in modo nuovo i diversi talenti dei membri della comunità e darebbe ad essi nuovo slancio nell’adempimento anche dei più umili doveri, mentre nello stesso tempo eviterebbe il pericolo, sempre presente, che nella comunità vengano a trovarsi persone insoddisfatte, ripiegate su se stesse o afflitte da “crisi di identità”.

A conclusione di questo discorso, protratto per molte conversazioni, vorremmo sottolineare la sua prospettiva unitaria, coinvolgente in un vasto programma di rinnovamento la famiglia, la scuola, il clero, i consacrati e i monasteri, con la finalità di infondere un lievito di vita sana nella società di oggi attraverso la luce intramontabile della Regola di San Benedetto.