La scuola, la catechesi, la carità e la riforma del modello educativo

di Don Massimo Lapponi O.S.B.

 

 

Pensare che l’attuale scuola pubblica, pronta ad accogliere le indicazioni dell’OMS sull’educazione sessuale, voglia uniformarsi alla “scuola del servizio divino” di San Benedetto è certamente utopistico. Ma la cosa cambia aspetto se consideriamo le prospettive della scuola parentale, che già si sta diffondendo, anche in Italia, e dei legami che essa potrebbe stringere con la nostra iniziativa “San Benedetto e la vita familiare” e con la scuola online “La corona di dodici stelle”. E un’analoga sinergia si potrebbe prospettare anche con la catechesi, nelle sue varie forme, e con l’azione caritativa e sociale – realtà che, per quanto a prima vista non appaia, hanno un legame sostanziale con la scuola.

Gli stessi sacerdoti, infatti, dovrebbero essere interessati a ripensare l’evangelizzazione e l’attività caritativa – la quale è rivolta anche ai non credenti – attraverso una nuova presa di coscienza dell’attualità dell’insegnamento di San Benedetto.

È importante osservare, a questo proposito, che il comandamento: “dare il pane agli affamati” non deve essere inteso in senso riduttivo. Il pane si dà veramente quando si dà completo, cioè quando non ci si limita a dare un sostentamento fisico, che se è “una tantum” risolve poco e se è costante potrebbe facilmente fomentare ozio e abuso. Il “pane completo” potrebbe essere ben rappresentato da quello che il Beato Schuster chiamava «il pane spirituale di San Benedetto», che consiste nel creare i presupposti di una vita – e in particolare di una vita familiare – sana e felice.

Abbiamo sottolineato l’aggettivo “familiare” per il fatto ovvio – ma che troppo spesso viene trascurato – che è condizione pressoché universale di ognuno di vivere in famiglia e che, perciò, la qualità “sana” e “felice” della vita non può realizzarsi se non a livello comunitario. Un singolo può avere le migliori predisposizioni, ma se esse non sono condivise dallo stile di vita della sua famiglia, nella pratica egli sarà sempre ostacolato nella realizzazione di una vita sana.

Se, dunque, il “pane completo” si estende alla necessità di migliorare, attraverso formazione e mezzi adeguati, la condizione delle persone e delle loro famiglie, non c’è dubbio che nelle opere di carità rientrino a pieno titolo tanto la catechesi quanto la scuola.

Per quanto riguarda la prima, essa dovrebbe tendere non solo a trasmettere delle cognizioni, ma anche a realizzarne il senso nella vita di tutti i giorni. Anzi, la vita stessa del sacerdote dovrebbe essere una catechesi, e perciò dovrebbe assumere quei caratteri di “vita santa, sana e felice” che egli ha l’alta missione di diffondere, promuovere e salvaguardare.

Quanto alla scuola, essa per prima cosa dovrebbe trasmettere gli insegnamenti e gli strumenti necessari per creare e gestire saggiamente la vita di ciascuno, e quindi, per quello che si è detto, la vita familiare.

Sembra, dunque, di poter dire che sia la cultura scolastica laica, sia la cultura teologica ecclesiastica dovrebbero subire una profonda revisione, la quale, spogliandole del loro carattere astratto e teorico, le converta in disposizioni interiori, abitudini di vita e competenze che rendano capaci chi le possiede di ordinare saggiamente e cristianamente la vita personale e familiare di tutti i giorni – e di riflesso anche la vita sociale, che ha sempre un legame di reciprocità con la vita familiare.

È questo il carattere della “scuola del servizio divino” di San Benedetto: essa non disprezza la cultura della mente, ma la subordina alla formazione dell’intima personalità di ciascuno, la quale si realizza attraverso l’autodonazione nell’attività spirituale e lavorativa – «ora et labora» – nell’ambito di una bene ordinata vita quotidiana comunitaria. È in essa che tanto le umili virtù quanto le più alte qualità e competenze trovano il loro concreto esercizio.  

Abbiamo parlato di “revisione” perché, come abbiamo accennato, né la scuola laica, né la scuola teologica hanno questi caratteri, o li hanno in misura insufficiente.

Per quanto riguarda la scuola laica, l’illusione, già denunciata dal Förster cent’anni fa, che educazione intellettuale equivalga ad educazione “tout court” e che perciò nell’ambito morale, e specialmente della morale sessuale, tutto si riduca ad un problema di “corretta informazione”, è il segno tangibile della sua inadeguatezza. Ma questa illusione si è ora immensamente rafforzata per la sempre più scadente banalizzazione delle stesse “corrette informazioni”.

In una pubblica ASL si leggono avvisi di questo tenore: “Se usi gli anticoncezionali, potrai continuare gli studi”, mentre sempre più si diffonde la convinzione che anche l’aborto è un ottimo mezzo per “continuare gli studi”.

Sarà, dunque, legittimo chiedersi: Quali studi? Che scuola è questa? A che cosa prepara? Esclusivamente a superare gli esami? Ovvero ad avere qualche competenza utile per acquistare prestigio sociale o per guadagnarsi da vivere? Ma vivere come? Questo alla scuola non interessa! Che una formazione puramente mentale conviva con lo sviluppo dei peggiori vizi, per la scuola attuale non è un problema! La cultura che essa trasmette non ha nulla a che spartire con l’intima formazione del carattere, della volontà, delle convinzioni e delle disposizioni morali, e quindi con le virtù necessarie ad una sana e felice vita personale e convivenza familiare. Anzi, la vita familiare viene presentata quasi come un peso, soprattutto per la donna, per la quale, come per l’uomo, si prospetta come unica e vera realizzazione il lavoro stipendiato fuori casa e l’autoaffermazione sociale. Che per eliminare gli ostacoli a questa prospettiva di “carriera professionale e sociale” siano leciti, e anche raccomandati, contraccezione e aborto, è del tutto normale e rientra nell’orientamento della scuola attuale, che, assai meno di quella del tempo del Förster, si occupa di una cultura che sia “cultura dell’anima”!

Non c’è dubbio che San Benedetto avrebbe molto da obiettare a questo modello educativo e che proprio al suo insegnamento dovrebbe ispirarsi un’efficace e profonda trasformazione della scuola.

Nella prossima conversazione approfondiremo l’argomento, considerando anche la scuola teologica e altre esperienze educative.