Qual è l’economia che governa la società?

di Don Massimo Laponi O.S.B.

 

Questo breve video dell’amico Guido Mastrobuono con poche parole centra l’essenza di un discorso di fondamentale importanza:

http://www.delusidalbamboo.org/2017/05/videoblog-perche-si-vuole-distruggere-la-famiglia/?fb_action_ids=10154674706944856&fb_action_types=news.publishes

Osserviamo, per prima cosa, che qui tutto il problema viene posto sul piano economico. Se ciò a prima vista può sembrare riduttivo, questa impressione viene dissipata da un’analisi più approfondita.

È opinione diffusa che l’economia sia il vero motore del comportamento umano e della storia e che perciò sia necessario che i giovani ricevano una formazione di carattere soprattutto economico. Vorrei adottare questo punto di vista, ma, paradossalmente, per trarne conseguenze del tutto opposte a quelle comuni.

Mettere l’economia al centro di tutto, contrariamente a ciò che si pensa, non porta affatto alla dottrina marxista del “materialismo storico”, né a considerare secondari e irrilevanti i fattori spirituali, morali, ideali e religiosi. Che sia tutto l’opposto, lo dimostra un fatto elementare, che a Marx e ai materialisti è totalmente sfuggito: il significato etimologico della parola “economia”.

La parola ECONOMIA viene dai due vocaboli greci OIKOS e NOMOS. Il primo corrisponde più o meno alla parola latina DOMUS, che in italiano si traduce, con il termine un po’ debole CASA, mentre in inglese si può tradurre con la parola più espressiva HOME. Il senso della parola NOMOS può essere bene espresso dalle parole italiane LEGGE o REGOLA. Per usare una lingua più vicina al greco antico, cioè il latino, potremmo tradurre ECONOMIA con DOMUS RECTA REGULATIO, cioè CORRETTA AMMINISTRAZIONE DELLA CASA (HOME).

Dunque al centro dell’economia, secondo il senso etimologico della parola, non vi è né l’industria, né la lotta di classe, né la legislazione sul lavoro, né il Ministero delle Finanze, ma vi è la vita domestica regolata da saggi ordinamenti.

Se è così, e se la scuola dovrebbe dare ai giovani una buona formazione “economica”, allora la sua prima preoccupazione dovrebbe essere di metterli in grado di formare e di condurre bene una “home”, una “domus”, cioè non un edificio che chiamiamo “casa”, ma una realtà che chiamiamo “famiglia” – mentre la loro formazione ad una professione esterna alla “domus” dovrebbe avere un posto secondario e subordinato alla formazione propriamente “economica”.

Sembra, però, che, fin dal tempo di San Benedetto, la scuola non abbia adempiuto bene a questo compito e che San Benedetto sia stato quello che più di ogni altro lo ha capito, fino al punto di rinunciare alla scuola per crearne un’altra alternativa.

Ma a volte sono necessari secoli perché le idee maturino.

San Benedetto pensò che la sua scuola alternativa fosse tale fino al punto di essere riservata a chi rinunciava completamente al mondo per trovare in Dio soltanto i fondamenti incrollabili di una vita “familiare” sana e santa.

Con il passare del tempo, tuttavia, sempre più ci rendiamo conto che l’alternativa di San Benedetto non deve restare confinata al mondo dell’ascesi monastica, ma deve interpellare tutti gli uomini, portandoli a ripensare la loro idea di “scuola” e i rapporti tra essa e la vita familiare. Se, infatti, la scuola così com’è – e come era già al tempo di San Benedetto – non è adatta ad avviare i giovani ad una vita condivisa sana, questo non è un problema riguardante la sola salvezza eterna del giovane Benedetto, ma è un problema di civiltà che riguarda tutti.

È, dunque, venuto il momento in cui quella scuola che San Benedetto credeva di destinare soltanto a chi rinunciava al mondo si riveli invece quale risposta creativa e alternativa indispensabile alla scuola inadeguata che abbiamo ereditato dalle generazioni passate e che, anziché migliorarla, stiamo peggiorando sempre di più.

Dal video sopra riportato appare chiaramente quale grande ammortizzatore sociale sia la famiglia, anche sul piano strettamente finanziario – parola che, come si è detto, non è sinonima di “economico”. Ma ciò che il video lascia sottinteso è che gli aspetti finanziari a loro volta dipendono da realtà di tutt’altra natura, le quali sono a fondamento sia dei legami affettivi tra i familiari, sia delle abitudini e delle norme che regolano la vita comune.

Se la famiglia interviene come insostituibile strumento di salvaguardia, ovvero di recupero, nelle crisi, oggi sempre in agguato, rappresentate dai possibili disordini comportamentali, dalla disoccupazione, dalla malattia o dalla morte, ciò non è a motivo di qualche strategia finanziaria, ma per la presenza, nella vita familiare, di fattori spirituali e morali determinanti, che dunque devono essere ben considerati, studiati e coltivati da una sana educazione e formazione scolastica. Se, infatti, da detti fattori deriva la sana economia delle famiglie, e quindi dell’intera società, è necessario che i membri di una famiglia, e specialmente i genitori, siano messi in grado di avvalersene, e questo è un compito che può essere svolto soltanto dalla scuola, ma da una scuola totalmente ripensata.

Come, dunque, potremmo chiarire la natura di detti fattori?

Proprio i tre voti monasrici – castità, povertà e obbedienza – ce ne danno la chiave.

Sebbene, ovviamente, nelle famiglie non si richieda la rinuncia radicale ai superiori beni umani dell’amore coniugale, del possesso e dell’autonomia del volere, perché proprio su quei beni esse si fondano, paradossalmente San Benedetto ha visto bene che le tre relative rinunce hanno un profondo legame con una sana vita comune.

Che la virtù della castità, se pure non finalizzata ad una rinuncia totale, sia necessaria per prepararsi degnamente al matrimonio e per poi viverlo felicemente, è una verità che soltanto un’età schizofrenica come la nostra poteva dimenticare o negare. E sono certamente elementi fondamentali della coesione e del buon ordine familiare la subordinazione del possesso e dell’uso individuale dei beni agli interessi della famiglia e la disponibilità a porre al servizio dei familiari la libera iniziativa di ciascuno. Se manca questo “spirito dei voti monastici”, il valore della famiglia, anche come ammortizzatore finanziario, rischia di venir meno.

Ma la Regola di San Benedetto indica in modo molto più dettagliato in qual mondo sia necessario indirizzare e ordinare le ricchezze materiali e spirituali della comunità, o della famiglia, e dei suoi membri in modo che ognuno possa realizzare se stesso spendendo a beneficio di tutti i propri talenti e nello stesso tempo ricevendo dalla famiglia un sostegno incomparabile, che nessun altro ammortizzatore sociale potrebbe offrirgli.

Ma questo è un  argomento su cui converrà ritornare per ulteriori approfondimenti.