Ventunesima conversazione

La liturgia della Settimana Santa e della festa di Pasqua

di Don Massimo Lapponi O.S.B.

             In questa conversazione, oltre ad approfittare dell’occasione per inviare a tutti gi auguri per le feste paquali, vorrei attirare l’attenzione sull’importanza delle realtà e dei segni sensibili e visibili per la nostra vita spirituale. Il fatto stesso che il Figlio di Dio abbia assunto la natura umana e l’abbia poi sacrificata sulla croce per la nostra salvezza dimostra quale ruolo insostituibile abbiano le realtà corporali e sensibili, quando si fanno portatrici della vita divina, per la vita spirituale degli uomini. Proprio in questi giorni, in cui tutto il mondo si arresta e, in un modo o nell’altro, volge lo sguardo a Gesù inchidato sulla croce per il suo inesprimibile amore verso tutto il genere umano, ci è facile comprendere fino a che punto la dottrina religiosa prenda la sua forza non da teorie astratte, ma da fatti concreti, da persone che partecipano alla storia umana con tutto il coinvolgimento del loro essere e dagli infiniti segni, sempre rinnovati, della loro viva presenza fra noi.

Non è, dunque, assolutamente secondaria la qualità dei segni sensibili che hanno la finalità di metterci in contatto con la persona di Cristo, di Maria e dei santi, ed è, perciò, nostro dovere e nostro interesse che tutto il mondo dell’espressione liturgica e artistica della fede non decada a forme banali, insignificanti e inadeguate, ma mantenga il livello che duemila anni di appassionata devozione da parte di santi, pittori, scultori e musicisti gli hanno conferito.

Ricordiamo che vi fu un’eresia, nel secolo VIII – l’iconoclastia – che, in omaggio al concetto orientale dell’assoluta trascendenza di Dio, negava la liceità delle immagini, quali espressioni della fede religiosa. Questa eresia, sostenuta dall’imperatore bizantino, provocò schiere di martiri, determinati a difendere le immagini sacre. Contro di essa il papa Gregorio II scrisse questa mirabile lettera:

«Se le profezie non si sono compiute, non si scrivano i fatti a dimostrazione di ciò che ancora non è avvenuto. Se, cioè, il Signore non si è incarnato, non si formi la Sua santa immagine secondo la carne. Se non nacque in Betlemme dalla gloriosa Vergine, madre di Dio, s’Egli, che regge l’universo, non fu portato come un infante tra le braccia della madre, s’Egli, che alimenta ogni carne, non degnò di cibarsi di latte, non si raffiguri neppure questo. Se non risuscitò i morti, né sciolse le membra ai paralitici, né purificò i lebbrosi, né diede la vista ai ciechi e ai muti la parola, non si rappresentino i Suoi miracoli. Se non subì volontariamente la passione, se non spogliò l’inferno, se, risorto, non salì al cielo, Egli che dovrà venire a giudicare i vivi ed i morti, in tal caso non s’adoperino lettere o colori a narrare o a raffigurare questi fatti. Ma se tutto ciò è avvenuto, ed è grande il mistero della pietà, così fosse possibile che il cielo e la terra e il mare e gli animali e le piante, e ogni altra cosa lo narrassero con la voce, per iscritto, con la pittura».

Questa ferma presa di posizione di Roma contro Bisanzio permise lo sviluppo incomparabile dell’atre cristiana attraverso i secoli successivi. Ancora noi usufruiamo dell’immensa erdità che i nostri padri ci hanno lasciato nel campo della manifestazione sensibile della fede. Purtroppo, però, una nuova e più insidiosa iconoclastia sta lavorando per screditare questa eredità e per sostituire ad essa forme deteriori di espressione, del tutti inadeguate a trasmettere la fede in tutta la sua forza e integrità. È, dunque, molto importante che nella liturgia familiare – come in quella parrocchiale – vi sia la cura di salvaguardare, arricchire – se il Signore ci dà il dono di saperlo fare – e rendere presenti ed efficaci le più belle ed eloquenti espressioni della fede, siano esse antiche o moderne, orientali o occidentali, senza preclusioni.

Trovandoci ormai a ridosso del triduo pasquale, possiamo fare qualche esempio di espressioni artistiche e liturgiche cha hanno nutrito, e continuano a nutrire, la fede dei credenti e senza le quali essa diverrebbe esangue e inconsistente, come una qualsiasi dottrina puramente teorica.

Sono sempre belle e commoventi le ceramiche artistiche di Andrea Della Robbia, come questa di Cristo sofferente:

https://www.flickr.com/photos/28433765@N07/6394796041

Ed è indimenticabile il “Pianto della Madonna” di Jacopone da Todi:

https://www.youtube.com/watch?v=2ltb7SwCO1Q

Tra i canti liturgici della Pasqua non si può non ricordare almeno la sequenza “Victimae Paschali”, che ancora è presemte nella messa del giorno di Pasqua, ma che nella traduzione italiana perde ogni valore poetico e musicale. Ascoltiamola nella sua originale versione gregoriana:

https://www.youtube.com/watch?v=sVq-MYy3e2I

I sacerdote musicista Lorenzo Perosi (1872-1956) ci ha lasciato questo mirabile preludio al mattino della Resurrezione:

https://www.youtube.com/watch?v=upJ-NqAHDoc

Per il periodo natalizio vi è l’uso di adornare le case con il presepio, che è, inoltre, accompagnato da tante espressioni letterarie e musicali. Purtroppo non è lo stesso né per il tempo pasquale, né per gli altri tempi liturgici. Sarebbe, invece, di grande efficacia religiosa ed educativa la presenza continua, nelle nostre case, dei segni espressivi delle fede, e specialmente nei giorni, così intensi, del sacro triduo pasquale.

     Scambiandoci i più cari auguri di buona Pasqua, preghiamo Gesù risorto che conceda a tutte le nostre famiglie di risorgere anch’esse ad una vita nuova