Diciannovesima conversazione

La situazione attuale: tragica, o invece ricca di opportunità inaudite?

 di Don Massimo Lapponi O.S.B.

            Il titolo che ho voluto dare a questa conversazione è provocatorio e indicativo della paradossale ambivalenza dell’attuale situazione sociale e culturale. È indubbio, infatti, e viene spesso denunciato con apprensione, che, per moltissimi aspetti, la nostra società è piena di insidie inedite e potentissime, che mettono a rischio la sana crescita non solo degli adolescenti, ma anche dei preadolescenti e dei bambini piccoli. Ciò che, invece, si osserva raramente, soprattutto da parte delle persone legate ad un sana tradizione, è il fatto che, accanto ai pericoli estremi, la società attuale ci pone di fronte opportunità straordinarie, che nel passato non si sarebbero mai neanche sognate.

È vero che per poterne approfittare con frutto è necessario avere una guida, ma è altrettanto vero che non approfittarne e non mettere il maggior numero di persone possibile in grado di approfittarne sarebbe una gravissima colpa di omissione, di cui i nostri figli un giorno ci potrebbero chiedere conto. Non volendo, perciò, dover fare, a suo tempo, un vergognoso “mea culpa”, è necessario che chi ha l’adeguata formazione si metta a disposizione e chi ha bisogno di imparare si dedichi con serietà e passione a valorizzare tutto ciò che l’attuale congiuntura favorevole offre per rivoluzionare i ruoli, generalmente poco apprezzati, di donna e di uomo di casa, rivalutandoli fino al punto di renderli infinitamente più appaganti e socialmente utili dei ruoli professionali.

Generalmente, quando si parla della rete web se ne sottolineano i pericoli e si cerca di “correre ai ripari” con restrizioni e “filtri familiari”. Tutto questo è giustissimo e non sarò certamente io a negarne l’opportunità. Ma ciò non toglie che c’è anche il rovescio della medaglia, di cui per lo più non si parla.

La rete web non è soltanto la cloaca in cui si trovano le peggiori aberrazioni del vizio, della propaganda deteriore, del satanismo e di peggio ancora. Essa è anche la via d’accesso ad una ricchezza sconfinata di istruzione, di alta cultura umana e religiosa, di poesia, di letteratura, di musica… Tutte cose che sono messe a disposizione gratuita di un numero sconfinato di persone di ogni nazione e di ogni classe sociale, in una misura tale che in passato nessuno avrebbe mai potuto neanche immaginare! Se non è questa una manifestazione di vera e benefica democrazia planetaria!..

Ma, lasciando da parte, per il momento, gli altri ambiti per i quali possiamo approfittare di questa immensa ricchezza, occupiamoci ora della musica e del canto, e in particolare del canto sacro.

Se dovessimo fare un confronto con la situazione della musica sacra e liturgica degli anni anteriori al Concilio, paradossalmente dovremmo dire che ora siamo molto più avvantaggiati, almeno potenzialmente! So già che moltissime voci oggi affermano il contrario, e certamente non senza solide ragioni. Ma vediamo i fatti.

È vero che la liturgia della Chiesa prima del Concilio in teoria avrebbe potuto avvalersi di un patrimonio incalcolabile di letteratura musicale, dal canto gregoriano, alla polifonia classica, ai più recenti apporti di un Perosi, di un Casimiri, di un Refice. Ma in quale misura questo patrimonio veniva effettivamente valorizzato? Credo che si possa rispondere: in misura minima.

Per lo più nella liturgia ordinaria ci si limitava a qualche melodia gregoriana male eseguita e a canti popolari italiani generalmente mediocri. Erano esclusi dalle chiese strumenti rumorosi e inadeguati, come chitarra e pianoforte, ma con essi anche tutto un patrimonio di musica sacra dei secoli passati che, proprio per la sua ricca strumentazione e complessità melodica e armonica, era considerato più profano che sacro e più da concerto che da chiesa. Basta fare l’esempio del “Te Deum” di Charpentier e del “Gloria” di Vivaldi.

In occasione – e non per istigazione! – del Concilio si abbatté sulla Chiesa il vento furioso dell’innovazione indiscriminata, la quale portò ad abusi spettacolari, che causarono un generale degrado del canto liturgico – con mal uso di strumenti fino ad allora assolutamente esclusi e con un livello per lo più molto basso nella qualità delle melodie e dei testi – degrado che in gran parte dura tutt’ora.

Se questo è vero, non è però tutta la verità. Bisogna, infatti, aggiungere che, tra i nuovi canti che si sono introdotti da allora nella liturgia, ce ne sono anche di molto belli – come, ad esempio, l’inno della croce “Ti saluto, o croce santa” – che le nuove aperture hanno facilitato l’ingresso nella liturgia della Chiesa delle espressioni popolari dei nuovi popoli convertiti dell’Asia e dell’Africa, o di altre etnie, e che, infine, soprattutto dopo che Benedetto XVI ha consentito il libero uso della liturgia antica da parte dei fedeli che ne facciano richiesta, si sono moltiplicate in tutto il mondo le iniziative per rivalutare tutto l’immenso patrimonio gregoriano e polifonico, con la  creazione di scuole, di gruppi corali di vario livello, di pubblicazioni, di appositi siti web.

Il risultato è che ora abbiamo a disposizione una ricchezza immensa e mai vista prima di musica sacra, di ogni epoca e di ogni genere, gregoriana, polifonica, classica, moderna, italiana, europea, americana, asiatica, africana… Veramente la ricchezza è tale che si rischia di perdersi, se non abbiamo una guida esperta. In questa situazione non sarebbe una colpa imperdonabile non approfittare di tanti doni celesti e lasciarsi andare alla corrente dell’ignoranza e del cattivo gusto imperante, in casa e in chiesa?

Lasciamo per ora da parte la chiesa, dove la responsabilità, almeno principale, è del parroco. Ma in casa possiamo ben fare qualche cosa per appropriarci di ciò che ci viene offerto a profusione, praticamente gratis, anche se con un impegno notevole da parte nostra. Ma quale impegno più appagante, esaltante e benefico di quello che ci consente di mettere in pratica nel modo più efficace l’esortazione di San Paolo: «Intrattenetevi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore»?